Artico ultima frontiera: la bellezza di un mondo in pericolo in mostra a Venezia

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Artico ultima frontiera: la grande fotografia di reportage protagonista di una suggestiva mostra a Venezia.

Artico ultima frontiera  sarà alla Casa dei Tre Oci  a Venezia, dal 15 gennaio al 3 aprile 2017. Allarme ambiente, cambiamento climatico, surriscaldamento globale. Temi di attualità, su cui ci aiuta a riflettere un appuntamento da non perdere.

La mostra celebra la potenza della natura nella sua bellezza e avversità, attraverso lo sguardo di tre grandi fotografi: Ragnar Axelsson, Carsten Egevang e Paolo Solari Bozzi.

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Protagonista è un territorio ai confini del pianeta, più che mai oggi sotto i riflettori. Sono recenti le allarmanti notizie di un aumento della temperatura al Polo Nord con picchi di 20 gradi sopra la media. Immagini di candide distese di ghiaccio sempre più ristrette con orsi polari spaesati ed increduli sono da anni familiari a tutti noi. Qui però non troverete le classiche foto di denuncia, in cui la forma cede il passo all’urgenza del contenuto.

  • La sensibilizzazione di chi guarda avviene attraverso la celebrazione della meraviglia di paesaggi, natura, fauna, esseri umani e tradizioni. Che purtroppo rischiano di scomparire.
  • Un approccio estetico, volto a valorizzare paesaggi e protagonisti del territorio artico esaltandone forme, geometrie, luci e movimento.
  • La purezza formale del bianco e nero per fissare attraverso l’obiettivo un mondo che in un futuro non molto lontano potrebbe non esserci più.

Fotografia che riesce a coniugare narrazione e denuncia, in un gioco continuo che tiene conto delle ambiguità della fotografia stessa (Denis Curti, curatore della mostra e direttore artistico della Casa dei Tre Oci) 

Sono 120 gli scatti esposti, realizzati dai tre fotografi, accomunati dalla passione per gli spazi sconfinati di  terre rigide e difficili: Groenlandia, Siberia, Islanda.  Uniti dalla volontà di portare all’attenzione di un pubblico sensibile aspetti e tradizioni di una civiltà di confine, quella della popolazione Inuit che sta rapidamente soccombendo all’avanzare della modernità.

Raccontano gli autori che l’idea della mostra nasce da un incontro tra i ghiacci, in una regione remota e sperduta: la costa orientale della Groenlandia, una delle aree più isolate del Grande Nord. Ogni fotografo si trova lì per realizzare il proprio racconto ma dal confronto nasce l’idea di creare un progetto comune, sfociato nella mostra di Venezia.

Artico ultima frontiera Ragnar Axelsson Iceland

Ragnar Axelsson, Iceland, 1995

Tre sguardi sull'Artico

Ragnar Axelsson, l'esploratore del Grande Nord

Aprono l’esposizione le fotografie di Ragnar Axelsson (Kopavogur, Islanda, 1958), da oltre trenta anni instancabile esploratore dell’Artico. Narra di mestieri antichi e di lotta per la sopravvivenza, di un’umanità dura come il ghiaccio, di sguardi tra le nebbie, di animali maestosi che emergono dalle tempeste. Gli Inuit (Eschimesi) sono al centro della sua ricerca. Ritratti di un’umanità immersa in una natura che la completa e la sovrasta, la cui esistenza appare minacciata dai mutamenti del territorio.

Il fotografo islandese racconta di avere incontrato, 25 anni fa, un vecchio saggio di Thule perso ad “annusare l’aria” osservando lo scioglimento dei ghiacci. Di avere ascoltato poche parole che sono state un punto di svolta per il suo lavoro:

Non dovrebbe essere così, c’è qualcosa che non va, il grande ghiaccio è malato (un anziano di Thule, 25 anni fa) 

E’ l’inizio dell’impegno, di una grande avventura per documentare “la vita delle popolazioni che vivono ai confini del pianeta”. Alle prese con i cambiamenti ambientali in atto .

Artico ultima frontiera Paolo Solari Bozzi-Sermilik Fjord, Groenlandia 2016

Paolo Solari Bozzi, Sermilik Fjord, Greenland, 2016

Paolo Solari Bozzi, un fotografo analogico tra i grandi spazi

Temi cari anche a  Paolo Solari Bozzi (Roma, 1957).  Il fotografo ama i territori ai margini del mondo. Anni fa è stato in Africa, poi, tra il febbraio e l’aprile 2016 tra i villaggi della Groenlandia, dove ha scattato le immagini esposte in mostra. Un progetto inedito, raccolto nel libro Greenland into white (Electa, 2017).

  • Predilige il formato panoramico che dilata gli spazi. Distese bianche solcate da slitte, masse di ghiaccio imponenti, pelli stese al sole, orizzonti a perdita d’occhio spazzati dal vento.
  • Si definisce“fotografo analogico”, come prova l’alta qualità delle stampe esposte.
  • Fedele al bianco e nero, perché “il colore, pur bello, distrae, mentre il bianco e nero lascia trasparire le emozioni delle persone”.

Il suo lavoro è un viaggio nella quotidianità di un popolo ridotto oggi a 150.000 anime, in bilico fra il passato e un futuro incerto. Alla realtà della lotta tra uomo e natura per la sopravvivenza si sostituisce l’incertezza della propria identità.

Sono partito per la Groenlandia con l’idea che avrei incontrato gli Inuit con le pelli d’orso e di foca. Mi sono subito reso conto che così non sarebbe stato, perché oggi gli Inuit vestono all’occidentale e i giovani hanno tutti il cellulare. Si trovano in una delicata fase di transizione che li sta portando ad abbandonare tradizioni millenarie e a sostituirle con quelle del mondo odierno. I loro nonni vivevano ancora sotto terra. Alcuni sostengono che stavano meglio di adesso, perché erano al riparo dalle intemperie: invece le casette di legno, importate dai danesi, non resistono quando il vento soffia a 200 km all’ora; si nutrivano di cibi locali e i riti domestici erano codificati da secoli. Adesso tanti vorrebbero emigrare e non avere più la fatica della caccia e della pesca sulle spalle. (Paolo Solari Bozzi) 
Artico ultima frontiera Paolo Solari Bozzi Groenlandia 5

Paolo Solari Bozzi, Sermilik Fjord, Greenland, 2016

Carsten Egevang, il biologo con la macchina fotografica

Anche secondo Carsten Egevang (Taastrup, Danimarca, 1969), il bianco e nero costringe lo spettatore a concentrarsi sul contenuto.  Una foto in bianco e nero è senza tempo, non si riesce ad attribuirle una data al primo sguardo.

Osservando le immagini del fotografo danese si viene sopraffatti dalla potenza della natura selvaggia.La compenetrazione fra ambiente, esseri umani e fauna artica evocata dalle foto è fortissima. In pochi posti al mondo il rapporto e la dipendenza che legano uomini e animali all’ambiente circostante sono così intensi.

Egevang  ha una formazione da biologo e un Phd in biologia artica. Ha vissuto in Groenlandia dal 2002 al 2008 e ha documentato la vita degli uccelli dell’area polare. Pertanto gli animali hanno un posto da protagonisti nelle sue foto.

Artico ultima frontiera Carsten Egevang-Groenlandia 4

Carsten Egevang, West Greenland, Thule, 2014

Quando ho iniziato a fotografare la Groenlandia, la mia prima fonte di attrazione è stata la bellezza dei luoghi. Volevo fotografare i colori del paesaggio, gli iceberg, l’aurora boreale, la fauna artica. Se mi capitava di inquadrare un essere umano o un’abitazione, scartavo la foto. Oggi il mio approccio è completamente diverso. La mia missione è documentare il modo in cui la popolazione fa ancora affidamento sulla natura. Mi sforzo di collocare esseri umani e animali in un contesto più ampio, cercando di rappresentarli come un elemento del paesaggio mozzafiato.(Carsten Egevang) 

Quale futuro?

Purtroppo ogni nuova stagione porta una progressiva riduzione del ghiaccio marino, con conseguenze devastanti sulle vie migratorie degli animali. L’habitat della fauna artica si restringe e il terreno di caccia di animali e uomini diminuisce.

Per chi ama la grande fotografia legata a temi ambientali, Arctic Arts Project è un’associazione dei più noti e dotati fotografi naturalisti dei nostri giorni. Ha lo scopo di fare conoscere l’impatto dei cambiamenti climatici sull’Artico. Egevang ne è membro sostenitore. Quello dei fotografi “polari” è  un lavoro prezioso che richiede soggiorni prolungati in condizioni avverse e faticose.  Che ci rende ammirati e consapevoli testimoni di un mondo che meriterebbe di restare intatto.

Artico ultima frontiera Ragnar Axelsson Siberia 4

Ragnar Axelsson, Nenets, Siberia 2016

Tre coinvolgenti documentari video arricchiscono la mostra:

CHIUDE LA RASSEGNA UN’ASTA DELLE FOTOGRAFIE IN MOSTRA. Gli hashtag della mostra: #treoci, #articovenezia

Artico ultima frontiera. 15.01.2017 > 02.04.2017. Casa dei Tre Oci. Fondamenta delle Zitelle 43 ,Venezia

Orari. Tutti i giorni 10 – 18; chiuso martedì. Tel. +39 041 24 12 332
info@treoci.org
www.treoci.org

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I am a natural born explorer. I have been experimenting with many different forms of communications through all my professional life. Words and writing, images and photos, finally web and digital to include them all together. Travel addict, real Nature and wildlife fan, the health of this planet is what I most care for. Take care of our Earth!
2 Comments
  • Maria Cristina
    febbraio 6, 2017

    Immagini mozzafiato, che scatenano mille emozioni e costringono a riflettere sulla responsabilità umana… Perché troppo spesso dimentichiamo che siamo noi ad aver bisogno della Natura, non la Natura di noi!

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